ENCICLOPEDIA POLITICA
Francesco Cossiga
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| Mandato Presidenziale: | dal 3 luglio 1985 al 28 aprile 1992 (dimesso) |
| Elezione: | 24 giugno 1985 al primo scrutinio con 752 voti su 977 |
| Predecessore: | Alessandro Pertini |
| Successore: | Oscar Luigi Scalfaro |
| Data di Nascita: | 26 luglio 1928 |
| Luogo di Nascita: | Sassari |
| Coniuge: | Giuseppa Sigurani |
| Professione: | Politico - Costituzionalista |
| Partito politico: | Democrazia Cristiana fino al 23 gennaio 1992 |
Francesco Cossiga (Sassari, 26 luglio 1928) è un uomo politico italiano ed un senatore a vita di diritto essendo stato Presidente della Repubblica Italiana.
È stato Ministro dell'Interno nel Governo Andreotti III dal 1976 al 1978 (quando si dimise in seguito al rapimento di Aldo Moro). Dal 1979 al 1980 fu Presidente del Consiglio dei Ministri e Presidente del Senato della Repubblica nella IX Legislatura nel 1983 (lasciò l'incarico nel 1985 perché fu eletto al Quirinale).
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Carriera politica
Iscritto alla sezione sassarese della Democrazia Cristiana a 17 anni, fu avviato agli studi di giurisprudenza, in cui si laureò a soli 20 anni nel 1948, iniziando una carriera universitaria che gli sarebbe in seguito valsa la cattedra di Diritto Costituzionale dell'Università di Sassari.
Alla fine degli anni cinquanta, ancora trentenne, iniziò la sua escalation politica: eletto deputato per la prima volta nel 1958 divenne poi il più giovane sottosegretario alla difesa nel terzo governo Moro (23 febbraio 1966); il più giovane ministro dell'interno (il 12 febbraio 1976 a 48 anni); il più giovane presidente del consiglio (5 agosto 1979 a 51 anni); il più giovane presidente del Senato (12 luglio 1983 a 55 anni) e, infine, il più giovane inquilino del Quirinale, dove arrivò, a 57 anni, il 24 giugno del 1985, con una maggioranza vasta alla prima votazione.
Attività di governo
Ministro dell'Interno dal 1976 al 1978, riformò i servizi segreti dando loro la configurazione attuale (gennaio 1978), e creò i reparti speciali della Polizia NOCS e dei Carabinieri GIS.
Nel marzo 1978, quando fu rapito Aldo Moro dalle BR, creò a tempo di record ben due "comitati di crisi", uno ufficiale e uno ristretto, per la soluzione della crisi. Molti fra i componenti di entrambi i comitati sarebebro in seguito risultati iscritti alla P2; ne faceva parte lo stesso Licio Gelli sotto il falso nome di Ing. Luciani. Tra i membri anche lo psichiatra e criminologo Franco Ferracuti. Cossiga richiese ed ottenne l'intervento di uno specialista americano, il professor Steve Pieczenik, il quale partecipò ad una parte dei lavori.
Circa la presunta fuga di notizie per la quale le BR parevano a conoscenza di quanto si discutesse nelle stanze riservate, Pieczenik ebbe ad affermare nel 1994 che aveva via via richiesto di ridurre progressivamente il numero dei partecipanti alle riunioni. Rimasti solo Pieczenik e Cossiga, affermò lo statunitense, "la falla non accennò a richiudersi". Cossiga in seguitò non smentì, ma parlò di "cattivo gusto".
Non fu mai aperta alcuna trattativa con i sequestratori per il rilascio di Moro il quale dalla sua prigionia scrisse a Cossiga dicendogli che "esiste un problema, postosi in molti e civili paesi, di pagare un prezzo per la vita e la libertà di alcune persone estranee, prelevate come mezzo di scambio. Nella grande maggioranza dei casi la risposta è stata positiva ed è stata approvata dall'opinione pubblica".
Cossiga diede le dimissioni da ministro dell'Interno in seguito al ritrovamento del cadavere del presidente della DC in via Caetani. Al giornalista Paolo Guzzanti disse: "Se ho i capelli bianchi e le macchie sulla pelle é per questo. Perché mentre lasciavamo uccidere Moro, me ne rendevo conto. Perché la nostra sofferenza era in sintonia con quella di Moro".
Appena un anno dopo, il 4 agosto 1979 fu nominato Presidente del Consiglio dei Ministri. Rimase in carica fino all'ottobre del 1980. Nel 1983 fu eletto Presidente del Senato.
Cossiga Presidente
Nel 1985 divenne l'ottavo Presidente della Repubblica, succedendo a Sandro Pertini. Per la prima volta nella storia repubblicana, l'elezione avvenneal primo scrutinio, con una larga maggioranza (752 su 977 votanti).
Cossiga ricevette il consenso oltre che della DC anche di PSI, PCI, PRI, PLI, PSDI e Sinistra indipendente.
La presidenza Cossiga fu sostanzialmente distinta in due fasi quasi eterogenee, temporalmente separate dalla caduta del muro di Berlino: assai rigoroso nell'osservanza delle forme dettate dalla Costituzione (materia di cui il presidente era peraltro docente) fu il "Presidente Notaio" nei primi cinque anni di mandato, assai scontroso e conflittuale nei confronti di praticamente tutte le entità costituzionali, tanto da vantare orgogliosamente l’appellativo di "Presidente Picconatore" fu invece il Cossiga dei successivi due anni di mandato, che proruppe in un crescendo Rossiniano di attriti con la politica quotidiana e con l'attività dei singoli politici e partiti, spesso fuori degli schemi istituzionali e spesso eccessivamente populista, culminati in un discorso di 45 minuti a reti unificate e le dimissioni anticipate.
Cossiga si dimise infatti dalla presidenza della repubblica il 28 aprile 1992, a due soli mesi dalla scadenza naturale del mandato. Da allora e fino al 25 maggio, quando al Quirinale fu eletto Oscar Luigi Scalfaro, le funzioni furono assolte, come previsto dalla Costituzione, dall'allora presidente del Senato Giovanni Spadolini.
Cossiga e Gladio
Le asserite responsabilità di Cossiga nei confronti di Gladio, furono confermate dal medesimo interessato che, ancora Presidente, ebbe a chiedere di essere processato ed a definirsene "l'unico referente politico" precisando di "essere stato perfettamente informato delle predette qualità della struttura". Vi sono state differenti valutazioni politiche sul suo coinvolgimento nella vicenda di Gladio.
Mentre Cossiga ha recentemente dichiarato che sarebbe giusto riconoscere il valore storico dei "Gladiatori" così come avvenne per i "Partigiani", il presidente della commissione stragi Giovanni Pellegrino ebbe a scrivere: "...se in sede giudiziaria un'illiceità penale della rete clandestina in sé considerata è stata motivatamente e fondatamente negata, non sono state affatto escluse possibili distorsioni dalle finalità istituzionali dichiarate della struttura, che ben possono essere andate al di là della sua già evidenziata utilizzazione a fini informativi..."
L'attività della organizzazione "Gladio" non è tuttora sufficientemente chiara sin nei dettagli, e si sono reiterate ipotesi di "organizzazione illegale" nonché di "cospirazione", essendovi chi la ha considerata una struttura gerarchizzata operante all'insaputa del Parlamento italiano e in violazione all'articolo 18 della Costituzione (che vieta il perseguimento, anche indiretto, di scopi politici da parte di organismi militari o paramilitari).
La procedura di messa in stato di accusa
Cossiga fu messo formalmente in stato di accusa dal Parlamento con una procedura conclusasi con l'archiviazione, da parte del comitato parlamentare, come si legge negli atti parlamentari del 12 maggio 1993. Tra i firmatari delle mozioni accusatorie, vi erano Ugo Pecchioli, Luciano Violante, Marco Pannella, Nando Dalla Chiesa, Giovanni Russo Spena, Sergio Garavini, Lucio Libertini, Lucio Magri, Leoluca Orlando, Diego Novelli ed altri.
Le accuse che il comitato ritenne tutte manifestamente infondate erano in numero di ben 29. Tra queste:
- a) l'espressione di pesanti giudizi sull'operato della commissione di inchiesta sul terrorismo e le stragi;
- b) la lettera del 7 novembre 1990 con la minaccia di «sospendersi» e di sospendere il governo onde bloccare la decisione governativa riguardante il comitato su "Gladio";
- c) le continue dichiarazioni circa la legittimità della struttura denominata "Gladio" benché fossero in corso indagini giudiziarie e parlamentari;
- d) la minaccia del ricorso alle forze dell'ordine per far cessare un'eventuale riunione del consiglio superiore della magistratura, nonché del suo scioglimento in caso di inosservanza del divieto di discutere certi argomenti;
- e) i giudizi sulla Loggia massonica P2, nonostante la legge di scioglimento del 1982 e le conclusioni della commissione parlamentare d'inchiesta;
- f) la pressione sul governo affinché non rispondesse alle interpellanze, presentate alla Camera nel maggio 1991 da esponenti del PDS;
- g.) l'invito ad allontanare il ministro Rino Formica dopo le sue dichiarazioni sulla struttura "Gladio";
- h) la rivendicazione di un potere esclusivo di scioglimento delle Camere e la sua continua minaccia;
- i) la minaccia di far uso dei dossier e la convocazione al Quirinale dei vertici dei servizi segreti;
- 1) il ricorso continuo alla denigrazione, onde condizionare il comportamento delle persone offese e prevenire possibili critiche politiche.
Attività recente
Sfaldatasi la DC ed essendosi i suoi esponenti divisi fra i due poli di centrosinistra e centrodestra, Cossiga decise in un primo momento di ritirarsi dall'attività di partito e di svolgere soltanto l'attività di senatore a vita. Successivamente, nel febbraio del 1998, diede vita ad una nuova formazione politica, l'UDR (Unione Democratica per la Repubblica) volendo costituire un'alternativa di centro e ricompattare le forze ex-democristiane.
L'UDR raccolse l'adesione dei Cristiani Democratici Uniti di Rocco Buttiglione e di Clemente Mastella, alla guida di un gruppo di scissionisti del Centro Cristiano Democratico.
Quando Rifondazione Comunista fece mancare il suo appoggio al governo Prodi, che venne battuto alla Camera per un voto, Cossiga fu determinante per la formazione del primo governo guidato da Massimo D'Alema. Il suo appoggio venne deciso, come Cossiga spiegò in una conferenza stampa all'uscita dalle consultazioni con il Presidente Scalfaro, per sancire irrevocabilmente la fine della "conventio ad excludendum" nei confronti del PCI. D'Alema fu il primo Presidente del Consiglio a provenire dalle file dell'ex Partito Comunista Italiano.
Dopo un anno di vita, l'UDR si sciolse e larga parte di essa confluì nel nuovo soggetto politico creato da Clemente Mastella, l'UDEUR. Cossiga vi aderì in maniera puramente simbolica, per fuoriuscirne definitivamente il 6 novembre 2003, quando abbandonò, al Senato, la componente UDEUR del gruppo misto, per iscriversi al gruppo "Per le Autonomie".
Attualmente Cossiga collabora attivamente con diversi quotidiani, scrivendo anche sotto lo pseudonimo "Franco Mauri" per Libero e "Mauro Franchi" per Il Riformista.
Alla fine del 2005 ha pubblicato sul quotidiano Libero una lettera nella quale ha annunciato di non volersi più occupare attivamente della politica italiana. Senatore a vita e di diritto in quanto ex Presidente della Repubblica, a seguito di un decreto del Presidente del Consiglio può utilizzare il titolo di Presidente Emerito della Repubblica Italiana.
Il 19 maggio 2006, ha votato la fiducia al governo Prodi II.
Curiosità
- È cugino di primo grado di Enrico Berlinguer.
- Nonostante egli sia comunemente chiamato "Cossìga", la pronuncia originaria del cognome è "Còssiga": si tratta d'un casato sardo che significa "Còrsica" e indica provenienza della famiglia da quell'isola.
- Durante gli anni di piombo, per via delle imposte limitazioni di manifestazione, il suo nome appariva spesso graffittato sui muri nella versione storpiata Kossiga, rappresentato con la singola lettera K o ancora scritto con le "S" runiche a ricordare il simbolo Nazista.
- È stato eletto presidente a soli 56 anni, e ricevette oltre 100 voti all'ultima votazione che vide poi eletto Sandro Pertini, avendo allora solo 49 anni teoricamente la sua eventuale elezione non sarebbe stata valida.
- È ben 8 anni più giovane del presidente uscente Ciampi, 10 del suo successore Scalfaro ed è nato tre anni dopo rispetto all'attuale Presidente Napolitano. La differenza di età tra lui e il suo predecessore è di oltre 32 anni.
- Il 15 maggio 2006 dichiara, commentando il discorso di insediamento del presidente della repubblica Giorgio Napolitano: "un discorso alto, nobile e molto umano; oggi è finita l'epoca del sessantennio di democrazia occidentalista: il socialcomunismo è arrivato in pace e libertà al vertice delle istituzioni".
Alcuni scritti
- Cossiga uomo solo, a cura di Paolo Guzzanti, Mondadori, 1991
- Parole inutili (forse), Colombo, 1992
- Il torto e il diritto : quasi un'autobiografia personale, a cura di Pasquale Chessa, Mondadori, 1993
- Pensieri in libertà (ma secondo un criterio) - Sei interviste di Francesco Cossiga, Colombo 2000
- La passione e la politica, a cura di Piero Testoni, RCS, 2000
- Sir Thomas More, santo e martire : patrono dei governanti e dei politici : raccolta documentale / a cura di Francesco Cossiga, Colombo, 2001
- Per carità di patria : dodici anni di storia e politica italiana, 1992-2003, a cura di Pasquale Chessa, Mondadori, 2003
Voci correlate
| Predecessore: | Ministro dell'Interno della Repubblica Italiana | Successore: |
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|---|---|---|---|
| Aldo Moro | 1976 - 1978 | Giulio Andreotti | I |
| Predecessore: | Presidente del Consiglio dei Ministri Italiano | Successore: |
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|---|---|---|---|
| Giulio Andreotti | 1979 - 1980 | Arnaldo Forlani | I |
| Predecessore: | Presidente del Senato della Repubblica | Successore: |
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|---|---|---|---|
| Vittorino Colombo | 12 luglio 1983 - 24 giugno 1985 | Amintore Fanfani | I |
| Predecessore: | Presidente della Repubblica Italiana | Successore: |
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|---|---|---|---|
| Sandro Pertini | 3 luglio 1985 - 28 aprile 1992 | Oscar Luigi Scalfaro |
| Presidenti del Consiglio dei Ministri | |
|---|---|
| De Gasperi | Pella | Fanfani | Scelba | Segni | Zoli | Fanfani | Segni | Tambroni | Fanfani | Leone | Moro | Leone | Rumor | Colombo | Andreotti | Rumor | Moro | Andreotti | Cossiga | Forlani | Spadolini | Fanfani | Craxi | Fanfani | Goria | De Mita | Andreotti | Amato | Ciampi | Berlusconi | Dini | Prodi | D'Alema | Amato | Berlusconi | Prodi |
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| Presidenti della Repubblica Italiana | |
|---|---|
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E. De Nicola (1946-48) |
L. Einaudi (1948-55) |
G. Gronchi (1955-62) |
A. Segni (1962-64) |
G. Saragat (1964-71) |
G. Leone (1971-78) |
S. Pertini (1978-85) F. Cossiga (1985-92) | O.L. Scalfaro (1992-99) | C.A. Ciampi (1999-2006) | G. Napolitano (2006- ) |
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